Davide Campari affidò al poeta Renato Simoni l’incarico di scrivere una composizione settimanale da pubblicare sul
Corriere della Sera, inneggiante la qualità dei prodotti dell’azienda. Ecco un brano: “
Adesso lo sanno tutti che nel vino/Non già la verità, ma l’acqua c’è!/Chi a sazietà ripeter non ha udito/ Che ‘l’appetito vien mangiando’. Oh cari/Lettori È falso È falso/ L’appetito/vien solo bevendo il gran Bitter Campari!”.
A Sesto San Giovanni, in via Gramsci 141, è possibile visitare la Galleria Campari, un moderno edificio di un rosso quasi alcolico progettato da Mario Botta, attorno alla palazzina liberty del 1904, storico stabilimento per la produzione (trasferita a Novi Ligure) di cui resta intatta la facciata. All’interno, accanto agli uffici amministrativi, si trova il colossale e avveniristico spazio dei due piani di galleria. Al primo, scorre la lunga storia delle rèclame Campari, un elenco di collaborazioni con i maggiori artisti e disegnatori del ‘900 che hanno giocato con l’immagine di bibite e liquori facendone la fortuna.
Davide Campari fu u grande amico di Felice Bisleri, il celebre inventore del liquore "Ferro-China" e dal quale imparò a credere nella pubblicità che in quegli anni muoveva i primi passi.
Ad un certo punto della sua carriera di imprenditore, precorrendo i tempi, decise di farsi pagare anticipatamente la merce prima della consegna anche contro il parere dei suoi collaboratori più stretti.
Prima che fosse la legge a imporlo nel 1931, iniziò a vendere i suoi liquori in bottiglia.
Davide Campari è sepolto al Cimitero Monumentale in un maestoso monumento opera dello scultore Giannino Castiglioni (1884-1971) che realizzò una personale rielaborazione dell’Ultima Cena leonardesca.
I Campari sono all’origine della storia di uno dei locali più noti della città. La storia del locale in Galleria, chiamato nel tempo Campari, Zucca, Caffè Miani, ha infatti inizio con il papà di Davide, il novarese Gaspare Campari che nella seconda metà dell’800 trova fortuna a Milano aprendo una celebre buvette in via Rastrelli e inaugurando dopo qualche anno, nel 1862, un’altra sede nel Coperto dei Figini, vicino al Duomo. Il piccolo negozio verrà presto demolito per dare spazio all’ambizioso progetto della Galleria Vittorio Emanuele II e Gaspare Campari chiede e ottiene una delle prime botteghe all’interno della struttura: il locale viene inaugurato lo stesso giorno della Galleria, il 15 settembre 1867. Arredato in stile impero secondo il gusto del tempo, da liquori a caffè in poco tempo si trasforma in elegante ristorante, animato da orchestre, cantanti e musicisti. Nel locale si potevano incontrare gli esponenti della nascente imprenditoria milanese dagli Edison ai Pirelli e l’élite culturale e artistica del momento: da Giacomo Puccini ad Arrigo Boito.
La tradizione passa dal padre al figlio, con qualche novità. Così, per rispondere alle nuove esigenze del mercato, Davide Campari apre proprio davanti al locale, il Camparino.
Ai lati della Galleria (ingresso da Piazza Duomo) vi erano due locali: Campari e Camparino; al Campari, subentrò Zucca e, al presente la famiglia Miani; dall’altro lato, il Motta, prese il posto del Camparino.
È il 1915, un “bar di passo”, come era definito una volta. Struttura e arredi in art nouveau fanno di questo locale uno degli esempi più riusciti di liberty milanese. Il rito dell’aperitivo, da anni, continua a rappresentare il motivo di attrazione del locale, anche quando nel 1919 Davide Campari vendette sia il Campari, sia il Camparino alla famiglia Zucca.