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Milano, e più in generale la Lombardia, sono la locomotiva d’Italia e uno dei motori economici d’Europa. La città guida un sistema produttivo che realizza il 21% del Pil nazionale, detiene un reddito pro-capite che è quasi il doppio di quello nazionale e un tasso di disoccupazione che è la metà di quello italiano. Un primato reso ancor più stabile dal ruolo strategico all’interno della rete geografico-economica globale: Milano è al centro di tre grandi direttrici commerciali, è vertice inferiore del quadrilatero economico europeo; è baricentro dell’asse europeo est ovest - il Corridoio 5 - ed è vertice settentrionale dei collegamenti con il Mediterraneo. Non solo ragioni geo-economiche, però, stanno alla base delle antiche origini di questa vocazione alla produttività e allo sviluppo. Nel De Magnalibus Mediolani, (La grandezza di Milano), scritto tra il maggio e il dicembre 1288 da Bonvesin de la Riva, il geniale poeta milanese vissuto tra la metà del Duecento e la seconda decade del Trecento, già tratteggiava Milano come una città virtuosa: parlava di case, palazzi, botteghe, di come vestono i milanesi, degli ospedali e delle opere di carità. Da allora Milano, con talento e caparbietà, ha dimostrato che i sistemi territoriali possono diventare protagonisti della crescita e dello sviluppo nell’era della globalizzazione. Sempre in prima fila nei rapporti con l’estero, Milano è leader per quanto riguarda le esportazioni. Una tendenza mantenuta viva nei settori delle nuove tecnologie, della comunicazione, del design e della moda, ma anche dell’arte e dell’artigianato. Settori in cui Milano è protagonista grazie a un sistema di cooperazione che ha generato gli “incubatori delle imprese”, reti di organizzazioni pubbliche e private a supporto di nuove aziende che per la prima volta fanno ingresso nel mercato della produzione o dei servizi e che rinnovano continuamente un panorama diversificato di attività imprenditoriali. |